Grand Theft Auto V: “arma letale” per un bambino o semplicemente acquisto inadatto?

Tramite un articolo pubblicato sul blog “La 27esima ora”, ospitato dal Corriere della Sera.it, una signora madre di un bambino di 11 anni, ha espresso il suo parere negativo in merito ai videogiochi, sottolineando come alcuni di questi “allenino la violenza”.

Lo spunto di riflessione per il suo articolo è nato però da un incauto acquisto: il figlio le aveva richiesto una copia di Grand Theft Auto V e lei, senza informarsi sui contenuti del gioco, classificato tra l’altro PEGI 18 e quindi “adatto solo ad adulti di 18 anni e oltre”, ha effettuato la prenotazione.

Successivamente, però, durante una conferenza relativa al “problema delle dipendenze nei giovani”, è venuta a conoscenza di un sondaggio nel quale si sottolineava che molti dei coetanei del figlio erano già prematuramente a conoscenza di argomenti poco adatti ai bambini, quali droghe, alcool, gioco d’azzardo e fumo. Come esempio circa i potenziali pericoli a cui sono esposte le giovani generazioni è stato additato Grand Theft Auto v, descritto come “un’istigazione alla violenza anche sessuale, al crimine e al femminicidio”.

Dopo la conferenza si sarebbe resa conto di aver corso il rischio di regalare “un’arma letale” al figlio, affermando di sentirsi inadeguata come mamma ed esternando le sue frustrazioni a un’amica di fiducia, Deputato alla Camera, oltre che al blog per cui collabora.

Ancora una volta un acquisto sconsiderato si è trasformato in un caso di “demonizzazione” dei videogiochi, generato dall’erronea accezione che siano un “giocattolo” destinato esclusivamente ai bambini e non un prodotto multimediale che può veicolare contenuti destinati ai soli adulti. Se fosse stato un DVD o un programma di televisione, l’avrebbe trattato con la medesima leggerezza?

Fonte: 27esima ora

 

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