NBA 2K16 - la recensione

Sono pronto a scommettere che la maggior parte di chi sta leggendo queste righe si è emozionato qualche settimana fa nel vedere le prodezze della nostra bella Italia all’Eurobasket 2015, eliminata dal torneo da una Lituania scatenata.
Gli appassionati del gioco della palla a spicchi avranno sicuramente seguito soprattutto la finale del torneo, dove Pau Gasol ha portato la sua Spagna a vincere la manifestazione, con delle performance da urlo: non a caso il gigante iberico milita da anni in NBA, la lega americana di pallacanestro, dove lui e tantissimi altri atleti straordinari danno vita a uno spettacolo inimitabile ogni stagione.
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Per creare una storia degna di essere considerata tale è stato scomodato Spike Lee in persona.

Inimitabile dal vivo, perché chi vuole vivere il sogno del grande basket USA comodamente da casa sua, deve rivolgersi a NBA 2K: la serie affonda le proprie radici su Dreamcast nel lontano 1999, quando il piccolo Allen Iverson faceva mostra delle sue doti innate da giocoliere sia sulla cover del gioco che nei veri palazzetti americani.
Con il passare degli anni NBA 2K è sempre riuscito a migliorarsi in ogni aspetto, titolo dopo titolo, generazione dopo generazione: 16 anni dopo siamo qui, a recensire NBA 2K16, l’ultimo ENORME lavoro dei ragazzi di 2K, e questa volta di carne al fuoco ce n’è davvero in abbondanza!
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Cominciamo subito col dire che quest’anno le “cover star” sono addirittura tre: abbandonato il fenomenale Kevin Durant su NBA 2K15, possiamo scegliere di acquistare il gioco con il recente MVP Stephen Curry, la barba più temuta dell’NBA James Harden, oppure il giganteggiante Antony Davis; è disponibile anche una limited edition caratterizzata da Michael Jordan in cover.

Ma com’è NBA 2K16, una volta che si passa all’azione? In una parola: vero.

Proprio questi quattro signori accompagnano il divertente video iniziale del gioco e i nostri viaggi da un menu all’altro: per iniziare ci buttiamo subito sulle novità di quest’anno, il piatto forte è rappresentato dalla modalità MyCareer, fino allo scorso capitolo confinata al classico “crea il tuo giocatore, fallo esordire in NBA e migliora di partita in partita”, quest’anno totalmente riscritta da zero sia nel copione che nel modo in cui viene giocata.
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La parola “copione” non è inserita a caso: per creare una storia degna di essere considerata tale è stato scomodato Spike Lee in persona, il regista è sembrato da subito la figura perfetta per sceneggiare la storia del ragazzino che parte dal sobborgo di periferia fino a calcare i parquet più famosi al mondo. In fondo lo diceva anche Il Principe di Bel Air “tra un tiro a canestro e un film di Spike Lee”: in 2K16 li troviamo fusi in una sola cosa.
Si parte così con la creazione del nostro alter ego tramite il sempre ben fornito editor, momento dopo il quale potremo calcare i primi parquet, ma non di un palazzetto NBA, bensì della high school: infatti da quest’anno è previsto un (breve) percorso antecedente all’arrivo nella massima lega americana, passando anche per il college che dovremo scegliere tra i 9 disponibili, tutti reali e licenziati.
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Già dalla palla a due si intuisce che la fisica del gioco è stata riprogrammata per essere ancora più realistica.

Lo sviluppo della trama è totalmente diverso dal passato, tra una partita e l’altra assistiamo a veri e propri episodi di una serie che ci vede protagonisti, con tanto di personaggi secondari di spessore, scelte da affrontare e colpi di scena: sembra quasi di non giocare a un titolo sportivo per quanto questo aspetto è stato curato, non fosse per le partite che dobbiamo giocare per guadagnare esperienza, fan e denaro.
Introducendo la nuova modalità Pro AM ne approfittiamo per parlare del gameplay: il concetto è quanto di più semplice e al contempo quanto di più efficace si possa pensare, accedete alla modalità con il vostro personaggio e trovate istantaneamente altri quattro come voi che sfideranno un quintetto formato da altri utenti online. Se avete un gruppo fisso ancora meglio, perché in Pro AM potete formare il vostro team e personalizzarlo da cima a fondo, tra divise, arena e loghi con editor vastissimi, scalando le classifiche dei migliori quintetti settimanali, mensili e di sempre.
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Sotto l’aspetto tecnico il titolo è su un livello eccezionale.

Ma com’è NBA 2K16, una volta che si passa all’azione? In una parola: vero. Dal momento che in una recensione bisognerebbe spendere più di una parola sul gameplay di un titolo sportivo, mi dilungherò, ma solo perché siete voi: se siete fan della serie e avete giocato a 2K15, che già portava l’esperienza su un livello nettamente più alto rispetto a 2K14, dimenticatevi la maggior parte delle nozioni e reimparate a giocare.

NBA 2K16 è un calderone bollente di modalità nuove e soprattutto classiche, quelle che hanno decretato il successo del brand.

Già dalla palla a due si intuisce che la fisica del gioco è stata riprogrammata per essere ancora più realistica, e il compito è decisamente riuscito: palla in mano i giocatori compiono movimenti più naturali, si sente la pesantezza del corpo degli atleti più grossi, riscontrabile sia nella lentezza dei movimenti, sia soprattutto nei contatti, che sfiorano il realismo. Farsi spazio, creare blocchi e soprattutto intervenire a difesa del canestro sono azioni che da quest’anno “sentirete” maggiormente, lanciarsi alla rincorsa dell’avversario che sta per appoggiare facilmente a canestro e stampare una stoppata di violenza contro il tabellone è una sensazione da provare almeno una volta in NBA 2K16.
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L’intelligenza artificiale della cpu è inoltre aumentata esponenzialmente anche ai livelli di difficoltà più bassi, niente più uomini-flash che si proiettano a segnare passando da dietro con il tacito consenso dei difensori “sbadati”: se non si crea un’azione intelligente, frutto di passaggi e tiri ragionati, quest’anno sentirete ben poche volte il leggiadro rumore della retina che viene accarezzata dal pallone.
NBA 2K16 è un calderone bollente di modalità nuove e soprattutto classiche, quelle che hanno decretato il successo del brand: torna MyGM, dove prendiamo le redini di una franchigia a nostra scelta per portarla ai vertici della lega, gestendone dall’interno ogni singolo aspetto, dalle partite ai contratti dei giocatori, gli scambi, il marketing, l’organizzazione di camp estivi e le sessioni di allenamento mirate, il draft dove pescare i prospetti più interessanti e tanto, tanto altro.
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MyTeam utilizza l’ormai collaudata e vincente formula del costruirsi la propria squadra utilizzando le carte: si parte con quelle di basso livello, ovvero bronzo e argento con cui creare squadre in grado di fruttarci guadagni da spendere per acquistarne di migliori. MyTeam è in realtà quasi un “gioco nel gioco” per quanto è esteso, contiene infatti al suo interno diversi tipi di approccio, sia offline che online contro altri giocatori, senza dimenticare che è possibile acquistare pacchetti utilizzando sia la valuta del gioco che quella reale grazie a microtransazioni.

L’intelligenza artificiale della cpu è inoltre aumentata esponenzialmente anche ai livelli di difficoltà più bassi.

Ovviamente è possibile disputare anche singole partite online testa a testa con squadre normali, così come interi campionati contro avversari pescati casualmente o con amici.
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Sotto l’aspetto tecnico il titolo è su un livello eccezionale: graficamente la qualità è altissima, con miriadi di giocatori riprodotti fedelmente, e con fedelmente non intendo che ci assomigliano, sono proprio identici, vedere un’immagine o un video qualsiasi per credere! I palazzetti sono più vivi che mai, il pubblico si scalda più o meno a seconda dell’andamento della partita, e gli elementi di contorno come le cheerleader o le mascotte sono realizzati con cura maniacale, senza dimenticare gli interventi dallo studio a metà, pre e post-partita, con Shaq e i suoi colleghi che analizzano la gara in corso.
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I palazzetti sono più vivi che mai, il pubblico si scalda più o meno a seconda dell’andamento della partita, e gli elementi di contorno come le cheerleader o le mascotte sono realizzati con cura maniacale.

La licenza NBA è sfruttata al massimo, sono infatti licenziate interamente tutte le 30 franchigie appartenenti alla lega più 46 team storici, di cui 12 introdotti in 2K16: presenti anche le squadre dell’Eurolega, tra cui Milano e Sassari.
La colonna sonora che ci accompagna è curata da alcuni DJ americani, per cui la maggior parte dei pezzi è di genere rap/hip-hop e affini, poco spazio per altri generi, comunque presenti, mentre la telecronaca ricordiamo essere esclusivamente in lingua inglese come da tradizione.
NBA 2K16 è un gioco immenso, un punto di riferimento per il genere sportivo e un vero e proprio Santo Graal per gli appassionati di basket che non devono farselo sfuggire per niente al mondo (ma questo già lo sapranno), un buonissimo punto di partenza per chi, incuriosito dal fascino della palla a spicchi, vuole buttarsi in questo meraviglioso mondo.

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PRO

Gameplay ai limiti del realismo
Graficamente magistrale
Longevità eterna con tante modalità a disposizione

CON

La difficoltà potrebbe scoraggiare i novizi

9

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