Come sta cambiando il mercato del mondo dei videogiochi ora che i tripla-A sembrano non soddisfare più nessuno: la situazione.
Il mercato dei videogiochi nel 2026 sta vivendo un paradosso: mentre le produzioni AAA diventano tecnicamente più ambiziose, il pubblico sta voltando le spalle al nuovo prezzo standard e gonfiato dei 79 e 89 euro per rifugiarsi nella fascia dei giochi a prezzo intermedio, circa 30-50 euro. Questa tendenza potrebbe avere effetti sempre più importanti sul futuro dell’industria.

Come sappiamo l’aumento di prezzo dei videogiochi a 79.99 euro è stato accolto con una resistenza che l’industria non aveva previsto o che sperava si sarebbe pian piano andata affievolendo. In un contesto di contrazione del mercato dell’11%, la barriera d’ingresso per un singolo titolo è diventata proibitiva per molti a questo prezzo.
Secondo le ultime ricerche infatti il consumatore medio, colpito anche dall’aumento dei costi hardware, che diventa sempre più bene di lusso, non è più disposto a investire cifre simili su titoli spesso “gonfiati” da contenuti ripetitivi e che sempre meno ritengono all’altezza di quanto pubblicizzato e promesso. Non che non succedesse anche prima, ma ora i costi sono davvero molto alti.
Più costosi e meno giocati: che succede ai grandi tripla-A?
Mentre la grande industria tripla-A continua ad essere in difficoltà ecco che sono gli indie e i doppia-A ad affermarsi sempre di più. Questi prodotti infatti spesso offrono esperienze più concentrate, intorno alle 20 ore, ed eliminano ripetizioni e bloat che incontriamo nei titoli tripla-A di 100+ ore.

Per gli sviluppatori, un budget “intermedio” permette di sperimentare meccaniche originali che un tripla A da 200+ milioni di dollari non può permettersi. Non solo: invece di puntare sulla forza bruta del rendering, questi titoli sfruttano tecniche di upscaling e ottimizzazione del frame rate per apparire moderni senza richiedere hardware di prima fascia che l’utente finale non può permettersi.
Ecco dunque che c’è sempre più una riflessione che appare concreta: il futuro dei tripla-A potrebbe essere il doppia-A. La crisi della memoria e la riallocazione delle risorse verso l’infrastruttura IA stanno forzando l’industria a un bagno di realtà. Il successo di titoli venduti a 40 euro dimostra che il valore percepito non risiede più solo nella resa grafica estrema ma nella freschezza del gameplay e nell’accessibilità economica.
E mentre l’industria confeziona l’ennesimo live service dai costi proibitivi che fallisce miseramente ecco che sono titoli piccoli e contenuti, dal costo accessibile, che dominano le classifiche di vendita e che fanno tantissimi soldi.





