Una posizione molto interessante quella di un publisher che ha deciso di vietare totalmente l’uso dell’IA nella creazione dei suoi videogiochi.
Quello dell’IA è un problema sempre più pressante e che sta abbracciando sempre più ambiti, settori e soprattutto persone. Perché per mesi, e possiamo dire soltanto mesi e non anni perché tutto è successo veramente velocemente, ci è stato detto di non preoccuparci troppo, di non pensarci troppo, di non temere. Che alla fine l’IA non avrebbe rubato lavori, anzi, li avrebbe creati. E che avrebbe permesso a tutti noi di diventare più liberi, ricchi, padroni del tempo.

Come sappiamo la situazione è molto diversa. Le grandi aziende che hanno investito in queste tecnologie o che vengono hardware per farle girare stanno fatturando cifre imbarazzanti, e si spera anche alimentando una bolla che possa esplodere quanto prima per rimettere tutto a posto. Dall’altra parte invece tanti lavoratori stanno perdendo la propria posizione. Non solo.
Molte opere vengono saccheggiate, i diritti di copyrights aggirati senza problemi, tutto viene derubato della propria unicità. C’è però chi si ribella e dice basta, anche nel mondo del gaming, dove l’uso di queste soluzioni sta trovando resistenza fortissima nel pubblico.
Il publisher che vieta totalmente l’IA
Per l’editore indipendente Tim Bender, la recente esplosione di prodotti di scarsa qualità basati sull’intelligenza artificiale è solo un problema che lo rende nervoso e parecchio preoccupato dato che per lui questa tecnologia: “non ha fatto altro che rendere le nostre vite più difficili”.

L’etichetta che gestisce in qualità di CEO, Hooded Horse, è cresciuta in modo esponenziale negli ultimi anni dopo aver pubblicato tanti titoli di successo, in particolare l’eccezionale Manor Lords, ma la sua libreria di giochi pubblicati è cresciuta sempre di più. E per farne parte bisogna firmare dei documenti piuttosto restrittivi.
“Odio l’arte generativa basata sull’intelligenza artificiale”, ha detto Bender ai microfoni di Polygon. E infatti “Ora nei nostri contratti è scritto che se pubblichiamo il gioco, ‘non ci devono essere risorse o contenuti basati sull’intelligenza artificiale'”.
E non solo sul prodotto finale, ma in nessuna fase del processo e il motivo è molto interessante soprattutto considerato quanto successo recentemente con Expedition 33. “Alcuni potrebbero pensare: ‘Ok, beh, forse quello che farò è usarla per creare un placeholder che poi toglierò“, ha detto Bender sottolineando però come spesso poi si dimentichi di farlo.
“Dobbiamo costantemente stare attenti, occuparcene e cercare di impedire che si insinui, perché è cancerogena“, ha tuanto il publisher contro l’IA.





