Strider

Ci eravamo rassegnati un po’ tutti all’idea di non poter più giocare un nuovo episodio di Strider, convinti che l’unica possibilità che avremmo avuto di vestire nuovamente i panni di Hiryu sarebbe rimasta confinata ai piacchiaduro Marvel Vs. Capcom. Fortunatamente, le cose sono andate in maniera diversa, visto che nel 2013 Capcom ha affidato le redini della produzione di un nuovo capitolo a Double Helix Games.

Nel 2013 Capcom ha deciso che è venuto il momento di ridare ai fan quello che aspettavano ormai da molto tempo, con il giubilo susseguente di tutti.

Prima di addentrarci nell’anteprima, vale la pena fare il punto della situazione, visto che con tutta probabilità molti di voi non hanno avuto modo di conoscere Strider sin dalle sue origini.
Il brand nasce nel 1989 come action-platform a scorrimento orizzontale destinato ai cabinati, sviluppato da Capcom in collaborazione con lo studio Moto Kikaku di Hiroshi Motomiya, e pubblicizzato grazie alla pubblicazione di un omonimo fumetto. Ciò che lo distingueva dagli altri platform dell’epoca erano la velocità dell’azione di gioco, che costringeva il neofita di turno a memorizzare interi livelli per evitare di convertire l’intera paghetta in gettoni, e una colonna sonora dinamica che mutava in base a quanto accadeva sullo schermo. La trama poi, sebbene non fosse il trionfo dell’originalità, era offerta a piccole dosi attraverso scene di intermezzo che narravano la storia del protagonista Hiryu, presentato come l’unica possibilità di salvezza per la Terra, finita sotto il controllo del temibile GrandMaster.
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Capcom ha esteso le possibilità di movimento del buon Hiryu inserendo nuove mosse e abilità che vi permetteranno di raggiungere punti altrimenti inaccessibili.

Al primo episodio sono seguiti, nel corso del tempo, altri capitoli più o meno riusciti: Strider II (pubblicato in America col titolo Journey From Darkness: Strider Returns), titolo di scarso successo sviluppato su licenza Capcom U.S.A. da U.S. Gold and Tiertex nel 1990 e mai arrivato in Giappone, e un successivo Strider 2 (stavolta col numero arabo) episodio completamente slegato da Journey From Darkness a cui ha lavorato Capcom in persona nel 2000 dopo i deludenti risultati di quest’ultimo. Da allora, del ninja Hiryu si sono perse quasi completamente le tracce, se si escludono le sue apparizioni nei già citati picchiaduro e alcuni riferimenti alla saga più o meno evidenti in altri giochi.

È nel 2009 però che si cominciano a smuovere le acque riguardo a un possibile reboot della serie, anche se le speranze di vedere di nuovo Strider in azione vengono spente quasi subito. Grin, la casa di sviluppo che si era proposta di portare avanti il progetto, si vede costretta ad abbandonarlo per bancarotta, e con lei affonda la frenesia dei fan. Dopo varie indagini sui forum e sondaggi di popolarità annessi però, nel 2013 Capcom ha deciso che è venuto il momento di ridare ai fan quello che aspettavano ormai da molto tempo, con il giubilo susseguente di tutti.
Innanzitutto, va detto che coloro che temevano di vedere la serie completamente snaturata possono dormire sonni tranquilli: il nuovo Strider conserverà tutti gli elementi che lo han fatto amare al pubblico dell’epoca, aggiornando la formula con un grafica tridimensionale perfettamente integrata con lo spirito del gioco e nuove possibilità di azione.
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Tutto ciò che rendeva Strider un action-platform veloce e divertente da giocare poi è stato dovutamente mantenuto: i movimenti di Hiryu appaiono fluidi, gli attacchi veloci e gradevoli alla vista senza cedere a inutili eccessi. Inoltre, con l’arrivo della terza dimensione, verrà data una nuova profondità alla componente “esplorativa” del titolo, che non guasta mai.
Oltre a farsi strada fra orde di avversari infatti, adesso sarà anche necessario ricercare la chiave o il dispositivo adatto per poter rimuovere gli ostacoli che vi sbarreranno la strada, rendendo necessario ripercorrere le varie zone per cercare nuovi sbocchi e aree precedentemente inesplorate. In più, Capcom ha esteso le possibilità di movimento del buon Hiryu inserendo nuove mosse e abilità che vi permetteranno di raggiungere punti altrimenti inaccessibili, e ha annunciato la presenza tutti gli assistenti robotici che hanno supportato il ninja dalla sciarpa rossa nelle sue precedenti avventure.
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Insomma, Kouichi Yotsui, designer del primissimo Strider per Arcade, ha dato la sua benedizione al progetto e Capcom sembra essere più che mai decisa ad accontentare i fan restituendo loro una saga che sembrava ormai destinata a rimanere solo un lontano ricordo.

Tuttavia, riportare in auge un titolo oggi quasi del tutto sconosciuto al grande pubblico può essere una mossa difficile, se non addirittura azzardata. Nonostante i vari aggiornamenti, il titolo rimane comunque caratterizzato da una struttura semplice e lineare che potrebbe non soddisfare appieno i nuovi giocatori, che magari sono in cerca di un’esperienza adrenalinica ma più elaborata. D’altro canto, tutti quelli che non hanno mai avuto occasione di vivere le avventure di Hiryu e si stavano chiedendo come colmare questa lacuna, avranno modo di rimediare entro il 2014.

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