Theatrhythm Final Fantasy: Curtain Call - la recensione

La musica svolge un ruolo essenziale, in Final Fantasy. Se questa serie ha avuto il merito di riuscire a insinuarsi nel cuore di ogni giocatore, lo deve in gran parte anche alla potenza comunicativa della sua colonna sonora. Talvolta nostalgiche e commoventi, altre volte adrenaliniche e scoppiettanti, le composizioni di Nobuo Uematsu e dei suoi colleghi riescono sempre a lasciare un segno profondo nella nostra anima.
Più che giusta, quindi, la scelta di Square Enix di fare di questa soundtrack la protagonista indiscussa all'interno di Theatrhythm Final Fantasy, la cui seconda iterazione tenta di consolidare la già ottima formula del brand attraverso una serie di trovate decisamente azzeccate.
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Theatrhythm Final Fantasy: Curtain Call rappresenta un vero e proprio cofanetto di emozioni che, se deciderete di aprire, vi saprà ammaliare, stupire e travolgere in tutta la sua profonda semplicità.

Anzitutto, stavolta la natura ruolistica della serie di riferimento ha esercitato la propria influenza in modo spiccatamente incisivo sulla messa a punto del sistema di gioco. Dato l’addio al “Santuario del Caos” del precedente episodio, ecco quindi il debutto dell’inedita “Quest Medley”, con cui Square azzarda l’inserimento di componenti GdR all’interno del rhythm game. Una modalità che tenta di risvegliare le emozioni dei fan non solo poggiando su una colonna sonora di qualità indiscutibile, ma anche facendo ricorso ad elementi quali l’esplorazione dei dungeon e il combattimento contro boss terribilmente agguerriti. Il risultato è eccezionale: picchiettare furiosamente il pennino contro il touch-screen della console può rappresentare un’esperienza tanto snervante quanto appagante, capace, a modo suo, di rievocare le sensazioni provate durante le più lunghe ed estenuanti boss-fight della saga principale. E, a proposito del sistema di controllo, coloro che temono per l’integrità del proprio display possono sempre optare per l’utilizzo dei pulsanti frontali del 3DS.

Negli Event Music Stage è la componente emotiva a farla da padrona.

Che dire poi dell’introduzione del Versus Mode, grazie alla quale potrete decidere di sfidare la CPU o i vostri amici, al fine di decretare chi sarà il miglior conoscitore dell’intero catalogo musicale della saga per eccellenza di Square Enix? Sempre all’interno di questa modalità, non manca neppure la possibilità di guadagnare le preziose Collectacard, grazie alle quali potrete fornire un boost permanente alle statistiche dei vostri personaggi.
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Non manca neppure la possibilità di guadagnare le preziose Collectacard, grazie alle quali potrete fornire un boost permanente alle statistiche dei vostri personaggi.

Tra tante novità, comunque, ci sono anche molte piccole conferme. Oltre alle innovazioni sopra descritte, infatti, la struttura di gioco non ha subito particolari stravolgimenti. Rieccoci quindi alle prese con le tre tipologie di eventi che caratterizzavano il prequel, ovvero Field Music Stage, Battle Music Stage ed Event Music Stage. La prima di queste, vede il nostro personaggio affrontare un percorso parallelamente allo scorrimento dello spartito del brano di sottofondo. Per la riuscita del viaggio, dovremo utilizzare il pennino per seguire pedissequamente la traiettoria delle note verdi, cercando al contempo di colpire tempestivamente le note rosse e gialle che appariranno sullo schermo. Nel momento in cui ciò non dovesse accadere, vedremo la nostra barra vita esaurirsi fino al game over. All’interno dei Battle Music Stage, invece, saremo chiamati ad affrontare battaglie sempre a suon di musica. La particolarità di questa serie di eventi è quella di vantare un gameplay maggiormente stratificato rispetto alle altre due presenti nel pacchetto.

Picchiettare furiosamente il pennino contro il touch-screen della console può rappresentare un’esperienza tanto snervante quanto appagante.

Qui, infatti, è presente una fase di personalizzazione dei personaggi che ci consente di assegnare loro svariate abilità e un solo oggetto, che, pur non vantando la complessità dei migliori giochi di ruolo, riesce comunque a rappresentare una valida alternativa. Infine, negli Event Music Stage è la componente emotiva a farla da padrona; questi eventi, infatti, permettono di rivivere alcune delle scene più avvincenti dell’intera serie attraverso una serie di filmati, dove picchiettare sulle note risulta, invero, abbastanza complesso. Il sospetto è che qui il sistema di input non abbia ricevuto la medesima cura che ha ricevuto nelle altre modalità.
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In fin dei conti, però, la vecchia Square ha svolto egregiamente il suo compitino. Theatrhythm Final Fantasy: Curtain Call rappresenta un vero e proprio cofanetto di emozioni che, se deciderete di aprire, vi saprà ammaliare, stupire e travolgere in tutta la sua profonda semplicità. È come una medicina per l’anima e, in quanto tale, è consigliato assumerla quotidianamente a piccole dosi, onde evitare di soffrire di quell’effetto collaterale meglio conosciuto come “ripetitività”.

PRO

Colonna sonora eccezionale

Approfondisce le meccaniche GdR del predecessore

Un cast di oltre 60 personaggi

CON

Struttura di gioco che alla lunga può risultare monotona

9

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