18enne spara sulla folla, accusati i “Videogiochi molto realistici”

Ho perso un’altra occasione buona stasera” verrebbe da cantare citando Vasco e l’occasione buona l’hanno persa i commentatori di Fox News additando per l’ennesima volta i videogiochi come causa di un altro sconvolgente fatto di sangue che ha avuto come protagonista un 18enne, suprematista bianco probabilmente, che ha sparato in un quartiere a maggioranza afroamericana.

Ma chiaramente di tutto questo possibile retroscena non se n’è fatta menzione e su Fox News è stato invece facile accusare i videogiochi “troppo realistici” come causa scatenante della violenza. Nonostante ci siano studi ufficiali che dimostrano come invece l’utilizzo dei videogiochi può migliorare molti aspetti della vita personale e interpersonale.

18enne spara sulla folla, accusati i "Videogiochi molto realistici"
18enne spara sulla folla, accusati i “Videogiochi molto realistici” (foto: Unsplash)

Le accuse che sono state mosse ai videogiochi sono quelle di essere troppo realistici e di starci “desensibilizzando”. Quante volte l’abbiamo sentita questa? E infatti su Twitter, dove per esempio Tom Henderson ha pubblicamente ammesso che invece i videogiochi lo hanno aiutato ad affrontare un periodo della propria vita in cui addirittura meditava il suicidio, la discussione si è riaccesa.

Videogiochi troppo realistici, la gente muore per colpa di Uneal Engine 5

Dalla nostra posizione privilegiata, e forse limitata ci verrebbe da pensare, ci risulta veramente difficile immaginare che qualcuno possa ritenere i videogiochi realistici responsabili dei pensieri malati di un essere umano che imbraccia un’arma carica, se ne va in una chiesa o in mezzo a un quartiere e comincia a sparare su qualunque cosa si muova.

18enne spara sulla folla, accusati i "Videogiochi molto realistici"
18enne spara sulla folla, accusati i “Videogiochi molto realistici” (foto: twitter)

E come noi tanti altri, giocatori, giornalisti e appassionati fanno fatica a dare la colpa ai videogiochi che riprendono così bene la realtà se le persone odiano le altre persone solo perché magari hanno un colore della pelle diverso o parlano una lingua diversa. Su Twitter, il collega Tom Henderson ha voluto condividere un suo pensiero: “I videogiochi hanno salvato più vite di quante ne abbiano tolte”. Il messaggio comprende anche il servizio andato in onda su Fox News Channel in cui si dà la colpa ai videogiochi diventati realistici e violenti per l’ennesima sparatoria.

La discussione che si è aperta sotto il messaggio di Henderson ha ritirato fuori innanzitutto la questione della facilità con cui negli Stati Uniti si può avere un’arma. A tal proposito alcuni utenti americani hanno risposto dicendo che la diffusione delle armi negli Stati Uniti è dovuta non al fatto che la gente le voglia utilizzare per sparare al prossimo quanto al fatto che in America ci sia una tradizione venatoria più radicata e che comunque negli Stati Uniti il possesso di un’arma per difendere la proprietà personale è autorizzato. Altri commenti però fanno notare come stranamente proprio solo negli Stati Uniti si verifichino queste atroci sparatorie di massa e, anche se non ci sentiamo di escludere questo elemento dall’equazione, molto più probabilmente i problemi che portano giovani ragazzi (bianchi) a imbracciare armi semiautomatiche e a falciare la folla non sono solo generati dalla facilità con cui quei ragazzi possono alla fine venire in possesso di quelle armi semiautomatiche quanto a una gestione della salute mentale che sembra mancare.

Perché scavando a fondo, a parte qualcuno che gioca a Call of Duty, la maggior parte di questi eventi drammatici sono dovuti o a problemi personali che non sono stati affrontati (vedi stragi nelle scuole) oppure a un sentimento di razzismo e di suprematismo bianco che ancora rimangono pervicacemente insinuati nella stessa cultura americana. Se fossero i videogiochi la causa ci sarebbero sparatorie ovunque, gente che viene investita sulle strisce e derubata, furti con destrezza e lanci di bombe a mano in tutto il mondo. C’è qualcosa che non va negli Stati Uniti e questo qualcosa che non va non sono i videogiochi.