Sony delusa da Bungie e Naughty Dog: Aspettative non soddisfatte per la nuova generazione di titoli

Una generazione partita a tutto gas e ora frenata da silenzi, rinvii e attese. Dentro questa pausa, il pubblico si chiede: dove sono i grandi giochi promessi, e perché i nomi più pesanti arrancano proprio adesso?

All’inizio era un rombo: nuova console, promesse di mondi più vivi e storie più grandi. La base installata cresce, i salotti si riempiono. Eppure, mentre la nuova generazione va avanti, la sensazione è che manchi un’onda lunga di uscite capaci di scandire l’anno.

Ricordo il brusio nelle chat il giorno del lancio. “Quest’anno spacchiamo.” Poi i mesi passano, e la timeline si riempie di trailer, patch, edizioni rimasterizzate. Niente di male, per carità. Ma l’aspettativa era un’altra: una cadenza più sicura, più coraggiosa.

Cosa si aspettava Sony

Qui c’è un punto concreto. Sony aveva disegnato un piano aggressivo per i propri titoli first-party, anche sul fronte live service. L’obiettivo dichiarato di portare a mercato molte produzioni online è stato ridimensionato: da una dozzina iniziale a un numero più ristretto, per una questione di qualità e sostenibilità. È una scelta prudente, ma racconta da sola il cambio di passo.

Il parco PS5 ha superato ampiamente i 50 milioni di unità: un pubblico enorme, pronto a rispondere. Con questi numeri, l’aspettativa interna era una pipeline più ricca lungo il ciclo della console. Non esistono documenti pubblici che elenchino “quanti” giochi dovessero uscire e “quando”. Ma dai messaggi agli investitori e dalle mosse sul personale (circa 900 tagli tra gli studi PlayStation nel 2024) è chiaro che la tabella di marcia è stata rivista.

Ed è qui, a metà della corsa, che spunta il nodo più delicato: la delusione per i tempi e i risultati di Bungie e Naughty Dog.

Naughty Dog e Bungie

Con Naughty Dog, il quadro è nitido. Il progetto multiplayer di The Last of Us è stato cancellato a fine 2023. In questi anni abbiamo visto un remake e una versione rimasterizzata della Parte II, lavori curati ma non “nuovi capitoli” capaci di spostare l’asse della generazione. Il prossimo gioco single player dello studio non è stato annunciato ufficialmente: niente date, niente finestre. Aspetta anche chi ha amato Joel ed Ellie.

Su Bungie il discorso è diverso ma arriva alla stessa meta. Dopo l’acquisizione del 2022, lo studio ha affrontato rinvii e riorganizzazioni: Destiny 2: The Final Shape è slittato al 2024 e l’FPS Marathon non è ancora approdato sul mercato. A fine 2023 sono arrivati anche tagli nel team. Meno uscite, più attesa, fiducia da ricostruire con i giocatori.

Perché il ritmo si è rotto

I giochi “tripla A” oggi sono colossi: team più grandi, cicli lunghi, rischi elevati. Un errore costa caro, e il pubblico è esigente. Tra lavoro ibrido, nuove tecnologie, ambizioni narrative e multiplayer persistenti, la macchina è diventata complessa. Ridurre il numero di progetti e allungare i tempi è spesso l’unico modo per evitare passi falsi.

Non mancano gli esempi positivi nella scuderia PlayStation, ma anche gli studi virtuosi hanno pagato complessità e pressioni. È il prezzo di un’industria che punta in alto mentre il mercato chiede sia novità, sia continuità.

Alla fine, la domanda tocca tutti: preferiamo meno giochi ma meglio rifiniti, o vogliamo tornare a un calendario serrato anche a costo di qualche inciampo? Forse la risposta è in quel momento preciso, quando il logo compare a schermo e capiamo se l’attesa aveva un senso. In quel respiro, più che nei numeri, si misura davvero una generazione.