Crisi della RAM: Samsung, Micron e SK Hynix sotto accusa per l’aumento dei prezzi

Prezzi che cambiano da una settimana all’altra, carrelli svuotati all’ultimo click, la sensazione che qualcosa non torni. La “crisi” della memoria non è solo tecnica: è diventata una storia concreta di scelte, attese e portafogli.

Capita così

Stai per prendere un kit da 32 GB, vedi un’offerta, ci pensi una notte e il giorno dopo costa un terzo in più. La crisi della RAM ha la faccia di questi momenti. Chi assembla PC, chi aggiorna notebook di lavoro, chi gioca: tutti hanno visto i prezzi della memoria salire con scatti improvvisi. Non è solo colpa del mercato “che va come va”. È un settore ciclico, sì, ma oggi c’è di più.

I produttori di chip

Hanno spostato risorse sulle memorie per l’intelligenza artificiale, le note HBM. Portano margini più alti e servono ai data center. Risultato: meno attenzione alle DDR tradizionali su cui vivono PC di casa e ufficio. La domanda si è accesa proprio quando l’offerta si è fatta più prudente. Un cocktail noto nell’hardware: meno scorte, più attese, prezzi che si impennano.

Ed eccoci al punto caldo

Negli Stati Uniti è stata depositata una class action che accusa tre giganti — Samsung, Micron e SK Hynix — di aver favorito l’aumento dei prezzi riducendo volontariamente la produzione di DRAM. Parliamo di aziende che insieme coprono oltre il 90% del mercato mondiale: se chiudono un rubinetto, l’effetto si vede presto negli scaffali, online e offline. Sono accuse, non sentenze: la causa dovrà dimostrare documenti, scambi, decisioni. Al momento, non ci sono elementi pubblici che confermino oltre ogni dubbio un coordinamento illecito; c’è però una dinamica dei listini che i consumatori riconoscono subito.

Esempi?

Nel retail europeo, kit DDR5 da 32 GB a 6000 MHz che a fine 2023 si trovavano attorno ai 90–110 euro, nel 2024 e inizio 2025 sono spesso saliti ben sopra i 150 euro. In alcune settimane i rincari hanno sfiorato il 60–70%. Chi punta su 64 GB per creazione contenuti ha visto oscillazioni ancora più ampie. Sono numeri che variano per brand e canale, ma il segnale è chiaro: la memoria RAM costa sensibilmente di più rispetto a un anno fa.

La storia, purtroppo, ha precedenti

Tra fine anni ’90 e primi 2000, indagini antitrust in USA e UE portarono a sanzioni contro cartelli della DRAM. Non è la prova di un déjà-vu, ma ricorda che questo mercato è stato già al centro di pratiche scorrette. Oggi lo scenario include una variabile in più: la fame di chip del cloud AI, capace di assorbire capacità produttiva e influenzare tutto il resto.

Cos’è in gioco per chi compra oggi RAM

Se devi aggiornare subito, considera tagli “giusti” (32 GB per molti usi pro/gioco) e evita kit esotici: spesso paghi un extra poco utile. Imposta alert prezzo e guarda più negozi: le oscillazioni settimanali possono risparmiarti decine di euro. Valuta bundle con CPU/scheda madre: gli sconti incrociati attenuano l’aumento dei prezzi. Mercato dell’usato? Solo con test affidabili e resi chiari: la memoria difettosa è subdola.

Precedenti e possibili scenari

Se la causa troverà riscontri, potrebbero arrivare sanzioni, rimborsi e impegni a garantire maggiore trasparenza sull’offerta. Se cadrà, resterà comunque il tema strutturale: tre produttori di memoria dominano il settore e spostano l’ago della bilancia con poche mosse. I regolatori osservano, gli investitori premiano chi protegge i margini, gli utenti finali pagano il conto nel carrello.

Forse la domanda vera è un’altra: quanta parte del nostro rapporto con la tecnologia dipende da componenti invisibili che non vediamo mai, ma che determinano se un’idea oggi prende vita o resta in bozza? La prossima volta che il PC arranca per mancanza di RAM, penseremo a un numero — 16, 32, 64 GB — o a chi decide quanto costa, e perché, proprio adesso.