Falso gioco dei Pokemon, denunciate sei aziende

Non si toccano i Pokemon e queste sei aziende coinvolte nella denuncia presentata da The Pokemon Company lo hanno scoperto nel modo più diretto e chiaro possibile.

Non è la prima volta che in Rete, o nella vita reale se è per questo, si trovano cloni o scopiazzature dei mostriciattoli da taschino di casa Nintendo ma stavolta ci sono in ballo diversi milioni di dollari di danni per infrazione al copyright.

Falso gioco dei Pokemon, denunciate sei aziende
Falso gioco dei Pokemon, denunciate sei aziende (foto: Youtube)

Perchè non siamo di fronte a una torta di compleanno con un discutibile mostro giallo che spara fulmini o a qualche pupazzetto di plastica venduto in spiaggia ma a un videogioco per smartphone che coinvolge anche alcune popolari piattaforme online su cui il falso gioco era distribuito.

I falsi Pokemon rischiano 72 milioni di dollari di danni da pagare

Nintendo, che possiede una parte della società creata per gestire l’impero dei Pokemon, non ama che si vadano a sfruttare i suoi personaggi e i suoi prodotti. Qualche tempo fa abbiamo visto con quanta veemenza la società giapponese abbia stanato alcuni famosi produttori di R4 e come ogni volta che qualcuno provi a usare i suoi personaggi più famosi per scopi economici si alzino in volo squadroni interi di avvocati.

Falso gioco dei Pokemon, denunciate sei aziende
Falso gioco dei Pokemon, denunciate sei aziende (foto: Youtube)

E’ giusto e sacrosanto proteggere la propria proprietà intellettuale. Quello che fa un po’ impressione stavolta è la dimensione della questione legale che si è aperta. The Pokemon Company ha infatti presentato denuncia su suolo cinese contro sei società. Le accuse sono infrazione al copyright e concorrenza sleale e riguardano un titolo distribuito, tra gli altri sull’App Store di Apple e su diverse incarnazioni di store Android. Si tratta di un gioco che da noi non ha ragione di essere ma possiamo in parte comprendere come società cinesi vogliano provare a guadagnare a partire da un prodotto che non è altrettanto liberamente disponibile nel loro Paese.

In Cina, per esempio, non è possibile giocare a Pokemon Go, bandito perchè ritenuto pericoloso, e non tutte le diverse incarnazioni del gioco principale sono state distribuite. Non stiamo giustificando l’infrazione al copyright, che ha generato milioni di dollari di profitti per le società coinvolte, ma è anche vero che probabilmente con una politica meno rigidamente votata al controllo di ogni singolo respiro dei cittadini, questi avrebbero meno bisogno di ricorrere a finti Pokemon per non sentirsi del tutto fuori dal mondo.