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IMAX 70mm vs altri formati: l’Odissea cinematografica di Christopher Nolan

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Entrare in sala per Odissea con l’idea di “vederlo bene” non basta: questo film è stato concepito per respirare su IMAX 70mm, quel respiro ampio che ti prende agli occhi e alle orecchie. Ma cosa cambia davvero rispetto a IMAX digitale, 70mm classico e 35mm? La differenza non è una sfumatura: è un paesaggio.

Capita sempre uguale. Fuori dal cinema amici che fanno i conti: dove andiamo, quale schermo, quale copia? Con i film di Christopher Nolan questa domanda non è snobismo, è parte dell’esperienza. Per Odissea, le comunicazioni stampa parlano di proiezioni in IMAX 70mm a pellicola dove disponibile; i dettagli finali, sala per sala, restano aggiornabili. Vale allora fare chiarezza sul perché questo formato sposti l’asticella.

Perché l’IMAX 70mm conta davvero

L’IMAX 70mm nasce sulla pellicola 65mm in ripresa (diventa 70mm in proiezione), con fotogrammi enormi disposti su 15 perforazioni: il famoso “15/70”. Tradotto semplice: più superficie per ogni immagine, più informazioni, grana più fine. Su uno schermo alto come una casa, il rapporto d’aspetto 1.43:1 riempie il campo visivo quasi per intero. È l’idea di “stare dentro” al quadro, non davanti.

Non è solo immagine: l’audio IMAX multicanale spinge dinamica e presenza; quando il film lo chiede, senti l’aria muoversi. Un dato che resta impresso: il rullo IMAX 70mm di Oppenheimer arrivava a circa 18 km di lunghezza e oltre 270 kg di peso complessivo. Logistica folle, sì, ma serve a dire la verità del formato: è fisico, impegnativo, raro.

E l’IMAX Laser? Molte sale oggi proiettano con doppio 4K laser e rapporto 1.90:1. L’immagine è luminosissima, il contrasto profondo, la nitidezza chirurgica. Non è la stessa cosa del 15/70 su schermo 1.43, ma quando la sala è ben calibrata resta una vetta dell’esperienza moderna.

Cosa succede negli altri formati

Il 70mm 5-perf (rapporto 2.20:1) è il “cugino elegante”: grande definizione, movimento morbido, neri credibili. In molte città europee è stato il modo più accessibile per vedere i precedenti titoli di Nolan su grande pellicola. Il 35mm resta iconico, ma oggi è più una scelta curatoriale: cornice più piccola, rapporto d’aspetto variabile (1.85 o 2.39), grana più presente. Nei multiplex, la norma è il DCP 4K: pulito, stabile, prevedibile. Con un buon proiettore e un buon audio, funziona benissimo; ma non allarga lo sguardo quanto un 70mm.

E qui arriva il punto che di solito non si dice a voce alta: Nolan inquadra pensando al respiro del grande formato. Quando la scena si apre in 1.43:1 o 2.20:1, il mondo entra meglio in sala. Nelle versioni più “strette”, qualcosa si perde ai margini. Non parlo di trama: parlo di sensazione. È come guardare lo stesso mare da una finestra o da una terrazza.

Questione pratica. In Italia, a oggi, l’IMAX a pellicola 70mm non è installato in modo stabile: Odissea, salvo nuove attivazioni, si vedrà in IMAX Laser 1.90:1 o in formati standard. Non è una perdita secca: significa scegliere con consapevolezza. Se puoi, punta a schermi alti e sonoro curato. Se no, cerca la sala con la miglior proiezione che hai vicino. La tecnologia è un mezzo, non il film.

Resta una domanda, allora: quale immagine vuoi portarti a casa? Un volto che occupa lo schermo come un panorama, o un panorama che si fa volto? Io, quando le luci si abbassano, cerco sempre quel momento in cui lo schermo smette di essere schermo. E tu, dove vuoi sederti per vederlo accadere?