Netflix, il servizio d’abbonamento con inserzione è un flop, scattano i rimborsi

Un anno iniziato con il peggiore trimestre della sua storia, continuato con il crollo di abbonati, fatturato e con il sorpasso di Disney+ in vetta alla classifica delle OTT, non poteva finire che nel peggiore dei modi.

Netflix ricorderà a lungo il suo 2022. Anche l’ultimo tentativo di rilanciarsi, a quanto pare, è andato fallito. L’apertura alla pubblicità con un abbonamento a pagamento (più basso ovviamente degli altri) ha portato soltanto ai rimborsi.

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Netflix – Videogiochi.com

Da quest’anno, infatti, l’azienda californiana operante nella distribuzione in streaming via internet di film, serie televisive e altri contenuti d’intrattenimento a pagamento, aveva introdotto sul mercato un abbonamento supportato da pubblicità. Ma l’attività pubblicitaria di streamer è iniziata lentamente. Troppo lentamente.

Crisi Netflix, l’effetto boomerang

Il gigante dello streaming, sempre più tendente a un colosso d’argilla ha lanciato l’offerta più economica di 6,99 al mese lo scorso 3 novembre, consentendo agli inserzionisti di riprendersi i soldi per gli annunci che non erano ancora stati pubblicati. Una mossa che, almeno per il momento, si sta rivelando un effetto boomerang.

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Netflix – Videogiochi.com

Netflix non è anche all’altezza delle garanzie di visualizzazioni supportate dalla pubblicità fornite agli inserzionisti, consente agli inserzionisti stessi di riprendersi i loro soldi per gli annunci che devono ancora essere pubblicati, almeno secondo a quanto affermato da cinque dirigenti dell’agenzia. Gli importi specifici del deficit variano a seconda dell’inserzionista, ma in alcuni casi Netflix ha fornito solo circa l’80% del pubblico previsto. “Non possono consegnare. Non hanno abbastanza inventario da consegnare. Quindi stanno letteralmente restituendo i soldi“. Parole chiare quelle uno dei dirigenti dell’agenzia.

Netflix ha strutturato le sue offerte pubblicitarie iniziali su una base di “pagamento alla consegna“, in cui gli inserzionisti finiscono per pagare solo per gli spettatori che hanno effettivamente raggiunto, con la postilla (e non è un piccolo particolare) che Netflix rilascerebbe eventuali dollari pubblicitari non spesi alla fine del trimestre. Ciò, naturalmente, contrasta con il tradizionale impegno pubblicitario televisivo che prevede che le reti televisive mantengano i cosiddetti “beni di recupero“, per soddisfare le garanzie di visualizzazione.

Da più parti si vocifera che Netflix continuerà su questa strada, l’unica percorribile a quanto pare, quella di implementare più livelli di pubblicità, ma questo andamento lento degli abbonamento con pubblicità potrebbe far cambiare idea, certamente è uno spunto di riflessione al vaglio dei vertici di una piattaforma nata a miracol mostrare ma finita in un tunnel dove non si vede, ancora, via d’uscita.