Canone RAI per chi possiede uno smartphone: la proposta

Con gli introiti della RAI in calo c’è chi pensa che forse sarebbe il caso di mettere il canone anche a chi non ha la TV però possiede uno smartphone o un tablet.

Canone RAI per chi possiede uno smartphone la proposta
Canone RAI per chi possiede uno smartphone la proposta (foto: pixabay)

La rete pubblica italiana soffre da tempo di una profonda crisi con gli introiti che sono drasticamente calati sia nel comparto pubblicitario sia negli altri settori del commerciale. Uno dei modi con cui la RAI si tiene in piedi è il tanto odiato canone.

Premesso che non siamo gli unici al mondo a pagare un canone per il servizio pubblico, secondo l’amministratore delegato della RAI Carlo Fuertes, il canone in Italia è decisamente basso rispetto ad altri paesi come per esempio Croazia e Germania nonostante la qualità del servizio offerto.

Per questo, Fuertes avrebbe in mente tre modi per poter rimpinguare le casse della RAI e continuare plausibilmente ad offrire un servizio decente.

Fuertes, facciamo pagare il canone a chi ha gli smartphone

Canone RAI per chi possiede uno smartphone la proposta
Canone RAI per chi possiede uno smartphone la proposta (foto: pixabay)

Non sappiamo la situazione della TV pubblica negli altri paesi in cui si paga un canone, ma possiamo addurre come causa, o meglio come concausa, della riduzione drastica dei guadagni della RAI la diffusione sempre più massiccia e capillare dei sistemi di streaming che funzionano bypassando completamente le televisioni sul cui possesso si basa il pagamento del canone, che prima era un’imposta da pagare a parte e invece adesso, per cercare di fare cassa, viene inserito nella bolletta elettrica.

Ma se c’è tantissima gente che non acquista più un televisore perché magari guarda Netflix, oppure Viky o Rakuten o ancora qualunque altro servizio di streaming disponibile, anche mettere il canone nella bolletta elettrica significa comunque non prendere tanti di quelli che oltre al televisore, o al posto del televisore, magari hanno due o tre smartphone oppure qualche tablet.

La proposta, decisamente anche a nostro avviso fuori dalle righe, di Fuertes è quindi quella di mettere il canone anche per i device multimediali. Infatti adesso se si dichiara di non avere una televisione il canone non è dovuto ma è ragionevole pensare che al posto della televisione si abbia per esempio uno smartphone oppure un tablet che fa la funzione della televisione e questi sono i device che Fuertes vorrebbe tassare.

Oltre al canone sui device multimediali secondo l’amministratore delegato della RAI per risollevare le sorti del Servizio Pubblico occorrerebbe ripensare alla quantità di pubblicità presente sui canali: aumentare gli spazi pubblicitari significherebbe aumentare le possibilità di vendita di quegli spazi e quindi di incasso. La terza formula che Fuertes vede come possibile soluzione è quella di eliminare la tassa di concessione sul canone ordinario, eliminando quindi la trattenuta da 110 milioni che adesso invece va allo Stato.

Da più parti nel mondo politico sono arrivate aspre critiche a queste proposte anche perché in nessuna di esse sembra esserci un riferimento ad un possibile miglioramento dei servizi e dei prodotti offerti. Se infatti sulla piattaforma Raiplay è possibile avere un ampio ventaglio di contenuti non tutti questi contenuti sono decisamente all’altezza di qualcosa che siamo tutti costretti a pagare.

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La RAI non potrà mai essere Netflix e non potrà mai essere Sky ma ciò non toglie che nella percezione dei cittadini un aumento “dell’abbonamento obbligatorio” dovrebbe in qualche modo tradursi in un miglioramento e non in un peggioramento.