Kingdom Come: Deliverance

Negli ultimi anni, all’interno del genere fantasy sta prendendo piede il filone realistico che, come suggerisce il nome, elimina le atmosfere fantastiche e le creature magiche per far spazio al realismo storico e all’approfondimento dei personaggi. Rientra perfettamente in questo descrizione Kingdom Come: Deliverance. Il titolo nasce come primo progetto dei Warhorse Studio, team di sviluppo interamente costituito da veterani del settore che, sotto la guida di Dan Vávra, hanno fondato una software house libera e indipendente.

Particolare cura è stata riposta nelle ambientazioni e nell’intelligenza artificiale che gestisce i PNG.

Kindom Come: Deliverence, attualmente sulle pagine di kickstarter, ha l’ambizione di presentarsi al pubblico come la miscela perfetta di tutti i GdR attualmente in circolazione: non un collage approssimativo di elementi diversi, bensì un sapiente mix di caratteristiche uniche, coadiuvate da una direzione artistica piena di personalità e circoscritta all’interno di un’architettura di gioco coerente ed estremamente flessibile. Volendo dare qualche definizione di massima, Kingdom Come: Deliverance è un GdR d’azione ambientato in un open world totalmente esplorabile, esattamente come la serie Elder Scrolls, da cui però di distacca nettamente per più di una caratteristica. In primis, il sistema di combattimento è molto preciso e profondo, con animazioni interamente ricostruite grazie alla tecnica del motion capture.
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Si ispira, per complessità e varietà di combo e colpi, a quello già visto in Dark Souls, apprezzato dai giocatore per la sua capacità di trasmettere forte pressione psicologica. I combattimenti corpo a corpo sono poi inseriti all’interno di un discreto numero di situazioni diverse. Potremo essere impegnati nell’assedio di un castello, piuttosto che in una grande battaglia campale alla Braveheart, e ciascuna delle due situazioni richiede ovviamente uno specifico approccio tattico.

Kingdom Come: Deliverance è un titolo con delle solidissime basi sia narrative che tecniche.

La storyline principale è estremamente credibile, e tutti i momenti cruciali, sebbene dotati di grande epicità, non sono mai raccontati con eccessivo pathos. Seguendo la scia del successo di Game of Thrones, Kingdom Come: Deliverance racconta le vicende di un re tradito dal suo perfido e guerrafondaio fratello, che con un golpe ne ha usurpato il trono. Il giocatore, nei panni di un modesto armaiolo, viene incaricato segretamente di trarre in salvo il saggio re e riportare così la pace nel regno. La trama, come abbiamo già detto, ricerca il realismo in ogni singolo dettaglio: l’interazione con altri personaggi viene gestita attraverso lunghi dialoghi a scelta multipla, caratterizzati da risposte capaci di definire i possibili stati emotivi vissuti dal protagonista.
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A contorno degli eventi di cui si compone la storia principale c’è un numero limitato di quest secondarie. Ciascuna di queste è caratterizzata da una sottotrama unica e da compiti da portare a termine che difficilmente si ripetono in altri fasi del gioco.
Purtroppo, molti esponenti del genere sono afflitti dal problema delle quest-fotocopia: la necessità degli sviluppatori di aumentare i contenuti e, di conseguenza, le ore di gioco, mina la qualità. Il giocatore si ritrova così a dover compiere le stesse azioni un numero infinito di volte causando un fastidioso effetto di déja-vù. Nella migliore tradizione dei giochi di ruolo, lo sviluppo del personaggio è legato a una serie di abilità come Alchemy e Crafting. Svolge inoltre un ruolo interessante l’abilità Cooking, che permette al giocatore di recuperare i punti salute attraverso la preparazione di piatti sempre più elaborati.
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Particolare cura è stata riposta anche nelle ambientazioni e nell’intelligenza artificiale che gestisce i PNG. Camminare per le strade di un centro abitato dà la sensazione di essere stati catapultati indietro nel tempo direttamente in un borgo medievale. Le strade sono sporche e piene di animali che girano liberi, gli abitanti sono tutti diversi tra loro, non solo nell’abbigliamento, ma anche nelle abitudini. Ė come se Warhorse avesse programmato la personalità di ciascuno dei personaggi non giocanti, ottenendo l’incredibile effetto di un contesto sociale assolutamente verosimile.

Lo sviluppo del personaggio è legato a una serie di abilità come Alchemy e Crafting.

Per quello cha abbiamo potuto vedere, Kingdom Come: Deliverance è un titolo con delle solidissime basi sia narrative che tecniche. Si tratta del primo esperimento appartenente al genere che riesce a raccogliere il meglio di tutto quello che fino ad oggi si è visto in ambito GdR. Rimane qualche dubbio sul discorso realismo, pericolosa arma a doppio taglio quando si parla di videogiochi: il rischio di annoiare il giocatore con inutili lungaggini ed eccessivi dettagli è sempre dietro l’angolo.

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