Myanmar, i militari mettono il bavaglio a internet e alla democrazia

In Myanmar, dove a seguito di un golpe i militari hanno preso il comando, ora internet è stato sospeso per affossare le proteste.

Myanmar, i militari mettono il bavaglio a internet e alla democrazia
Myanmar, i militari mettono il bavaglio a internet e alla democrazia (foto: pixabay)

Dopo aver preso il potere e aver deposto Aung San Suu Kyi, leader democraticamente eletta del Paese, la giunta militare che ha preso il controllo del Myanmar ha deciso di staccare la spina alle reti wireless, senza indicare quando verranno riattivate.

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Myanmar, i diritti civili e la Rete

Myanmar, i militari mettono il bavaglio a internet e alla democrazia
Myanmar, i militari mettono il bavaglio a internet e alla democrazia (foto: pixabay)

Quello che sta succedendo in Myanmar è allo stesso tempo la dimostrazione di quanto la democrazia possa essere delicata e fragile e di quanto ora tutto, o quasi, si svolga in Rete. La giunta militare che ha preso il comando del Paese deponendo Aung San Suu Kyi, che ha guidato il Paese dopo democratiche elezioni, sta cercando in ogni modo di reprimere la protesta.

Oltre alle centinaia di morti che si stanno registrando durante quella che si sta configurando come una sorta di guerra civile, adesso i militari hanno deciso di far spegnere a tempo indeterminato diversi servizi legati ad internet. Netblocks, sul suo profilo Twitter, fa la cronaca aggiornata di tutti i servizi internet che sono stati spenti: “Confermato: Internet è stato tagliato in Myanmar dalle ore 1 di giovedì ora locale, è la 46esima notte consecutiva di chiusure imposte dai militari. Restrizioni in atto: dati mobili: 17 giorni; roaming: 7 ore; WiFi pubblico: 15 giorni; piattaforme on-line: spente da febbraio”.

Quello che sta succedendo in Myanmar è che i militari stanno tentando in ogni modo di zittire qualunque voce possa raccontare l’orrore di quello che sta accadendo. Gli sforzi, che hanno coinvolto non solo la rete a banda larga ma anche le connessioni mobili, servono ad impedire che cittadini, giornalisti, attivisti per i diritti civili possano parlare e pubblicare e far sapere al mondo quello che effettivamente succede.

In realtà l’offensiva che i militari in Myanmar stanno portando avanti ha una componente digitale notevole: oltre a cercare di zittire la rete, e chiaramente oltre alle violenze fisiche che si stanno perpetrando, i militari stanno utilizzando anche sistemi avanzati per hackerare i computer e i cellulari, per così meglio controllare o prendere il controllo di eventuali “fonti di notizie” (il virgolettato è nostro).

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Una nota che un po’ dovrebbe farci vergognare tutti è che tra gli strumenti che si stanno utilizzando ci sono tool per hackerare gli iPhone prodotti in Europa. L’organizzazione del golpe che ha gettato nel panico la popolazione del Myanmar ricorda, purtroppo, molto da vicino gli scenari di alcuni videogiochi che troppo spesso pensiamo essere lontani dalla realtà.

Quello che c’è da sperare adesso, e noi ci speriamo, è una rapida presa di posizione della comunità internazionale per poter ripristinare la democrazia in Myanmar restituendo a tutti il diritto di esprimersi.

A fondo pagina, vi lasciamo il tweet di NetBlocks per seguire questo aspetto della vicenda.

 

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