Un piccolo numero stampato su una confezione ha guidato per oltre vent’anni milioni di famiglie europee: 3, 7, 12, 16, 18.
Dal 2003 il sistema PEGI, Pan European Game Information, ha fornito un orientamento chiaro sull’età consigliata per i videogiochi.
Ma l’industria è cambiata: i dischi e le cartucce chiusi in sé hanno lasciato spazio a mondi persistenti, connessi, aggiornati di continuo e capaci di integrare negozi, chat e meccanismi che incentivano il ritorno quotidiano. È in questo contesto che PEGI aggiorna profondamente i propri criteri, portando in etichetta ciò che finora restava spesso invisibile ai genitori.
Acquisti di contenuti durante il gioco: offerte limitate nel tempo o promozioni “a scadenza” faranno salire la classificazione almeno a PEGI 12. Oggetti casuali a pagamento: le “loot box”, pacchetti a sorpresa acquistabili con denaro reale, partiranno da PEGI 16 e, nei casi più spinti, potranno arrivare a PEGI 18. Meccanismi di ritorno quotidiano: ricompense giornaliere e missioni che premiano la presenza assegnano almeno un PEGI 7; se il gioco penalizza chi interrompe (perdita di progressi o contenuti), il rating sale a PEGI 12. Comunicazione online tra utenti: chat testuali, vocali o video prive di moderazione o strumenti di controllo porteranno a un PEGI 18.
Fortnite, Roblox o i giochi di carte digitali con pacchetti casuali sono esempi emblematici di un confine sempre più labile tra intrattenimento e acquisti, tra gioco e spinta al rientro. Da giugno 2026 questi elementi diventeranno espliciti in etichetta, aiutando i genitori a capire non solo la violenza o il linguaggio, ma anche le dinamiche economiche e sociali che vivono dentro i titoli più popolari.
Alla base resta un questionario strutturato in domande binarie (sì/no) che ogni editore compila prima della distribuzione in Europa. Le risposte, processate lungo un percorso ad albero, determinano automaticamente la fascia d’età: non c’è spazio per interpretazioni soggettive. La verifica esterna è affidata a due organismi indipendenti, il NICAM (Paesi Bassi) e la Games Rating Authority (Regno Unito), che testano i titoli per confrontare autodichiarazioni e contenuti effettivi. I dati recenti indicano che il 75% delle schede è del tutto accurato; nel restante 25% prevalgono le sovrastime (circa il 17-18%), mentre solo l’8% sottovaluta il rating dovuto.
Un banco di prova arriva dalla Germania, dove l’USK ha anticipato regole simili nel 2023. Circa il 30% dei giochi ha dovuto rispondere “sì” ad almeno una delle nuove domande; un terzo di questi ha ricevuto una classificazione più alta. Tradotto sul catalogo europeo significa che circa il 10% dei titoli verrà riclassificato verso l’alto. In casi estremi, prodotti oggi etichettati PEGI 3 potrebbero salire fino a PEGI 16. Quanto alle loot box, PEGI stima che compaiano nel 3-3,5% dei giochi totali: numeri ridotti in assoluto, ma con una concentrazione proprio nei titoli più frequentati dai minorenni.
Quindici anni fa PEGI esaminava tra 2.000 e 2.500 giochi l’anno. Oggi ne passano circa 2.500 al giorno, complice il mercato mobile. È impossibile replicare su ogni titolo le 5-10 giornate di revisione manuale del passato. Per questo il sistema distingue ora due percorsi: i giochi su supporto fisico seguono l’iter completo prima della stampa e della distribuzione; quelli esclusivamente digitali compilano il questionario al momento del caricamento sugli store, con controlli successivi che danno priorità ai titoli più scaricati. Il canale digitale ha un vantaggio: se emerge un errore, basta aggiornare la scheda senza ritiri di magazzino.
PEGI non vieta contenuti o meccaniche: chi desidera piena libertà può introdurre acquisti in-game aggressivi, chat non moderate o sistemi di ricompensa serrati. La contropartita è un rating elevato, che restringe il pubblico. Al contrario, puntare a un’audience di bambini implica rinunce su elementi oggi considerati sensibili. Non si può, insomma, avere insieme massima libertà di contenuti e massima apertura di pubblico: la classificazione rende trasparente questo equilibrio, sostituendo la logica del divieto con quella della responsabilità.
Accanto alle nuove etichette, PEGI potenzia la comunicazione verso i genitori: il sito pegi.info e l’app consentono di consultare i rating e offrono guide per configurare i controlli parentali su Switch, PlayStation e Xbox, con opzioni per bloccare acquisti, limitare interazioni online, gestire il tempo di gioco e, in alcuni casi, fissare un budget settimanale. L’obbligo di riportare il bollino PEGI in ogni materiale promozionale ha costruito negli anni un’ampia consapevolezza: oggi l’80% dei genitori europei con figli videogiocatori conosce e utilizza il sistema. I primi titoli classificati con i nuovi criteri sono attesi tra la fine dell’estate 2026; una prima revisione è prevista entro fine 2026, con una valutazione più ampia nel 2027.