RISPONDIAMO AI LETTORI: Ma gli NFT non dovevano essere sicuri?

Nel corso delle ultime settimane si sono moltiplicate le notizie riguardo situazioni che hanno coinvolto gli NFT. Alcuni titoli che li utilizzavano sono stati chiusi, in almeno un caso un gruppo di hacker ha portato a compimento una delle rapine virtuali più redditizie della storia. La domanda che ci facciamo quindi è: ma gli NFT con la blockchain e tutto il resto non dovevano essere sicuri? E come facciamo a proteggerci?

A farci questa domanda è stato un nostro lettore che ha voluto dirci anche quello che pensa dei Non Fungible Token con una breve email. Mario, che oltre ad amare i videogiochi è un artista, scrive infatti: “sono un artista digitale e vorrei vendere alcune opere come NFT ma gioco anche molto online e trovo sempre più spesso la pubblicità di questi giochi play to earn a base di NFT. Mi sto molto appassionando all’argomento, anche per poter trasformare l’arte nella mia professione e gli NFT sembrano redditizzi, ma per me ci sono ancora tanti punti oscuri“.

RISPONDIAMO AI LETTORI: Ma gli NFT non dovevano essere sicuri?
RISPONDIAMO AI LETTORI: Ma gli NFT non dovevano essere sicuri? (foto: Axie Infinity)

Con estrema sincerità, diciamo a Mario a tutti voi che anche per noi rimangono moltissimi punti oscuri. Abbiamo comunque cercato di capirci qualcosa in più e di mettere ordine in quello che sappiamo. a partire da alcune semplici domande, tra cui, se sia possibile rubare  un NFT e se durino veramente in eterno.

NFT, la verità vi prego sulla blockchain

I Non Fungible Token stanno diventando una vera e propria mania. Nel nostro orticello dei videogiochi abbiamo per esempio visto il moltiplicarsi di giochi che in qualche modo sono legati alla tecnologia NFT. Siamo tutti portati per istinto a credere che acquistare o vincere un NFT significhi entrare in possesso di qualcosa. Ma si tratta in realtà dell’acquisto non di un oggetto, neanche di un oggetto digitale (per quanto si possa acquistare un oggetto digitale) ma del diritto di dire che quell’oggetto digitale ci appartiene. Chiarita questa questione di fondo cerchiamo di rispondere ai dubbi che possono sorgere. Dubbi legati alla sicurezza.

RISPONDIAMO AI LETTORI: Ma gli NFT non dovevano essere sicuri?
RISPONDIAMO AI LETTORI: Ma gli NFT non dovevano essere sicuri? (foto: Unsplash)

E parlando di sicurezza vale la pena iniziare da quella relativa a ciò che si sta acquistando. E’ storia in realtà di qualche mese fa che diversi possessori di NFT si sono trovati con prodotti mancanti dai propri Wallet, dopo averli pagati. Lungi dall’essere vittima di qualche truffa, è più facile che semplicemente l’indirizzo sul web cui l’oggetto che avevano acquistato rimandava fosse stato cambiato o si sia in qualche modo corrotto. Alcuni spiegano queste sparizioni con il fatto che gli NFT sono ancora un aspetto della tecnologia molto giovane e che quindi occorre calibrare meglio determinati passaggi. Come con gli aerei dei Fratelli Wright, insomma.

Ma c’è poi un secondo aspetto della sicurezza che è quello che riguarda i furti. Una storia che sta rimbalzando su molte testate, non solo te state legate ai videogiochi, è il furto che secondo il Governo americano un gruppo di hacker nordcoreani, chiamati Lazarus Group, sarebbe riuscito a portare a termine ai danni di Axie Infinity. Un colpo da 600 milioni di dollari in criptovaluta. A rendere possibile il furto sarebbe stata la struttura stessa della chain su cui operano i giocatori di Axie Infinity. Ronin, si chiama così la sidechain, lavora in parallelo con Ethereum e consente ai giocatori di Axie Infinity lavorare con la blockchain eliminando però buona parte dei costi delle transazioni. Una falla nella scrittura del codice del cosiddetto ponte che collega Ronin ad Ethereum ha permesso il super furto.

Una terza questione legata alla sicurezza è quella degli scammer, ovvero di chi online crea prodotti inesistenti, li vende e poi sparisce con il malloppo. E di questi ne abbiamo esempi da quando il primo NFT è stato concepito. Tutte queste sfaccettature del mondo degli NFT non sono decisamente questioni secondarie. Se dobbiamo imparare a convivere con i certificati di autenticità del pulviscolo cosmico, è necessario imparare ad averne cura e a pretendere da chi ce li offre standard di sicurezza più alti.

Accanto alle questioni di sicurezza c’è poi un’altra domanda: ma gli NFT sono veramente eterni? E purtroppo, come in tutto o quasi ciò che circonda la tecnologia e per quanto ci si sforzi, la risposta non è netta. Perché in effetti sono legati alla tecnologia delle blockchain ma nessun oggetto legato da una transazione e quindi trasformato in  NFT vive effettivamente su una blockchain. I file sono appoggiati da qualche parte e nel caso in cui succeda qualcosa a chi ospita il file, l’oggetto digitale potrebbe andare perduto per sempre. Motivo per cui sta prendendo piede un’alternativa ai link: IPFS.

IPFS sta per InterPlanetary File System e dovrebbe essere un sistema più sicuro dato che è un sistema decentralizzato che utilizza nodi sparsi su tutta la rete per tenersi in piedi. Funziona un po’ come quando scaricavamo, ovviamente sempre per errore, le cose utilizzando i torrent. L’oggetto digitale che avete acquistato viene infatti sparpagliato su diversi nodi e quindi è più difficile che sparisca. In linea teorica quindi un sistema IPFS è più sicuro e dovrebbe riuscire a tenere in vita il vostro NFT per arrivare a creare problemi ai vostri eredi. Ma se l’oggetto che avete acquistato si trova invece su un unico nodo IPFS e quel nodo per qualche motivo smette di ospitare il vostro file, avete perso l’oggetto. Occorre quindi entrare nella logica che se è vero che quello che entra in rete ci rimane per sempre, è anche vero che gli incidenti possono capitare, che i malintenzionati esistono anche online e che non ci sono sistemi di sicurezza veramente inespugnabili.

Un’ultima considerazione a margine, se qualcuno si sta ancora chiedendo se adesso i Quartz di Ubisoft che sono passate attraverso Breakpoint valgono qualcosa la risposta è che tecnicamente hanno ancora valore, proprio perché i giocatori hanno acquistato non gli oggetti ma il diritto di dire che quegli oggetti erano i loro. Che poi questa sia una ben magra consolazione è un’altra storia.