Perché Ubisoft è in acque peggiori di Skull & Bones: qualcosa si è rotto

Ubisoft. Oh, Ubisoft. Dove sono i tuoi giochi ora? I tuoi titoli nuovi, i mondi promessi? Le scariche di adrenalina? Skull and Bones non vedrà il mare per altri mesi, Assassin’s Creed è più piccolo perchè così piace al pubblico. Beyond Good and Evil 2 ormai vive solo nel ricordo di chi ogni tanto cerca i trailer su Youtube. C’è un problema e c’è già chi sente odore di fusione.

Un problema che non è solo il gioco di pirati che è diventato, suo malgrado, lo zimbello della Rete. Non si può scorrere Twitter senza incappare in giocatori che prendono in giro l’ennesima cancellazione della data di uscita e ci è caduto l’occhio, leggendo qui e là, su un commento che ci sta facendo riflettere: “Il prossimo aggiornamento sarà la cancellazione” e altri ribadiscono “il gioco è sempre stato DOA“.

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Ubisoft (videogiochi.com)

I fan dei prodotti del colosso francese non sanno cosa pensare e abbiamo quidni cercato di raccogliere quelli che sono i fatti per capire quale potrebbe essere davvero il problema della società. Una società pioneristica in passato ma che ora arranca dietro altri team spendendo soldi che non rientrano su titoli che escono.

Ubisoft in un mare di guai

Con un developer che è nel pieno di un gioco con al centro il mare è ironico dover usare un’espressione in cui ritornano distese di acqua salata per descrivere la condizione in cui sembra essere come società. Ma questi sono i fatti. Ubisoft è tornata a far parlare di sè non per un nuovo gioco ma perchè tre progetti che non erano neanche stati annunciati son ostati messi in pausa a tempo indeterminato e per l’annuncio relativo a Skull & Bones che ha bisogno di ancora altro tempo. La domanda però è non quanto altro tempo i fan dovranno aspettare ma quanti giocatori ci saranno effettivamente nel momento in cui il grande e maestoso gioco di pirati finalmente (si spera) uscirà.

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Skull & Bones (videogiochi.com)

Nel report economico più recente, dove parlano i numeri e non le emozioni, i dati sono impietosi. Per il terzo quarto 2022, mancano 105 milioni di euro al target degli 830 milioni di euro in vendite nette. La colpa? “La congiuntura macroeconomica“, si legge nel report e le performance scarse del crossover Rabbids Mario, Mario + Rabbids Sparks of Hope, e di Just Dance 2023. Il CEO, Yves Guillemot, parla della situazione in cui si trova la sua società: “Siamo ovviamente scontenti delle recenti performance” ma, secondo la visione del CEO, il problema è l’industria che sta passando ai “megabrands”, qualunque cosa significhi questa espressione, e gli “infiniti live games“. Ma possibile che sia solo colpa della congiuntura e del fatto che i giocatori risparmiano sul superfluo?

Il dito e la luna

I dati diffusi da Ampere Analisys riguardo le previsioni per il mercato globale sono effettivamente segnati da una contrazione dopo l’esplosione del periodo del covid che, pur con tutti i problemi generati, ha comunque visto un picco nelle vendite di prodotti di intrattenimento domestico, videogiochi compresi. Ma per il 2023 appena iniziato le prospettive sono invece di crescita. La questione quindi indicata bene e senza giri di parole da Michael Pachter di Wedbush Securities (riferendosi ai giochi usciti nel periodo di Natale ma che ben si potrebbe riferire anche a quello che succede ora) è che i titoli Ubisoft “semplicemente non sono abbastanza buoni da concentrare l’attenzione“.

Patcher parlava qualche mese fa ed era convinto che le cose sarebbero migliorate con Skull & Bones, oltre al nuovo gioco di Avatar e al prossimo Assassin’s Creed. Ma due di questi tre giochi non arriveranno nel futuro a breve termine nonostante i soldi investiti e già spesi mentre il terzo sarà più piccolo. E all’orizzonte, anche se c’è chi pensa che la presenza di Tencent sarà un problema, si profila la possibilità che il gigante francese, il developer a conduzione familiare, possa essere inghiottito da qualche altro gigante più in forma e più versato proprio in quei giochi megabrand e live service che vanno tanto.

E se fosse proprio Tencent? La tragedia di Ubisoft, della società che ci ha dato Ezio, che ha dato Prince of Persia a una nuova generazione di giocatori, e che ora sembra sbandare preda del passato potrebbe terminare con un quinto atto in cui, sul cadavere del gigante che fu, un Fortebraccio prometta di raccontare cosa è stato?