Adolescente passa troppo tempo a videogiocare, il padre cerca di ucciderlo e poi si toglie la vita

Una tragedia si consumata pochi giorni fa, precisamente domenica, in un paese nella provincia di Varese dove un padre 53enne si è tolto la vita, dopo aver cercato di uccidere il figlio adolescente.

Sembra che il padre, Giuseppe Basso, abbia accoltellato il figlio dopo una lite violenta, scaturita a causa di un dibattito in corso da tempo: il ragazzo dedicava troppo poco tempo allo studio per dedicarsi ai videogiochi e alla televisione.

Giuseppe Basso era un imprenditore conosciuto nella zona e ha deciso di togliersi la vita proprio nella sua azienda, dove si è recato probabilmente in stato confusionale dopo aver aggredito il figlio che, fortunatamente, non è in pericolo di vita. L'uomo ha deciso di suicidarsi, forse convinto di avere ucciso il figlio, accoltellandosi al cuore.

Ancora una volta i videogiochi sono tristemente protagonisti di episodi violenti o tragici, ma le cose che fanno riflettere sono molte... sono davvero i videogiochi i protagonisti di questa vicenda? A un'attenta analisi non è difficile notare come in realtà la violenza, almeno in questo caso, non sia collegata con i videogame ma piuttosto con un rapporto familiare non del tutto sano. Da sempre durante l'adolescenza non è difficile distrarsi e perdere interesse nello studio e i videogiochi, per via delle loro caratteristiche coinvolgenti, sono uno degli svaghi più gettonati. Questo non vuol dire che senza di essi sarebbero tutti studenti modello e, certamente, non vuol dire nemmeno che si sarebbe potuta evitare questa tragedia.

In ogni caso non è facile trovare il giusto equilibrio e siamo consapevoli dell'esistenza di vari casi di vera dipendenza da videogiochi e da attività sociali online; in America sono anche stati creati dei centri di recupero dedicati a queste forme di dipendenza. Non avendo la possibilità di effettuare approfondimenti sul caso specifico, non ci resta che augurare una pronta guarigione al giovane, ancora ricoverato ma, fortunatamente, non in pericolo di vita.

Fonte: ilfattoquotidiano

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