Dota 2

Sebbene Defense of the Ancients 2, o DOTA 2 che dir si voglia, sia un fenomeno importante e rilevante nel campo dell’online gaming, ha fatto capolino ufficialmente tra le uscite di Steam senza destare troppa confusione. Questo perché la community di tale titolo MOBA (Multiplayer Online Battle Arena per i profani) nato da una costola di World of Warcraft può contare già in una schiera di appassionati che supera la soglia dei 4 milioni di utenti. La beta del gioco è stata popolata per due anni da moltissimi giocatori che hanno sancito il successo di una formula cosi attraente da tenerli incollati a mouse e tastiera nell’unica mappa disponibile dagli esordi della sua pubblicazione fino a oggi.

Lo schema di gioco è tutto sommato non troppo complesso e vede due squadre composte da 5 guerrieri diversi contendersi il territorio disposto lungo i due fronti di un’ampia mappa.

Questo ha permesso a Valve di confezionare un prodotto finale equilibrato e perfezionato nei minimi dettagli. Meccaniche bilanciate con perizia e un numero di contenuti quasi non quantificabile denotano da subito i meriti principali di un gioco sicuramente non adatto a ogni palato, ma alla portata di tutti grazie alla formula free to play sulla quale ha voluto puntare il produttore.
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Particolari strumenti, infatti, permettono di trovare sempre la giusta scappatoia o controffensiva nel duello con il team nemico

La dedizione che richiede DOTA 2 a chi deciderà di avventurarsi nei suoi meandri per trarne qualche soddisfazione sfiora livelli incredibili.
Lo schema di gioco è tutto sommato non troppo complesso e vede due squadre composte da 5 guerrieri diversi contendersi il territorio disposto lungo i due fronti di un’ampia mappa. La caduta delle torri difensive nemiche e il conseguente abbattimento della base avversaria (nella quale i giocatori si rigenerano durante il match), detta “l’Antico”, determinerà la vittoria di una squadra piuttosto che dell’altra. Le dinamiche con cui si concretizzano questi obiettivi evidenziano tutta la profondità e complessità del titolo, dovute all’estrema versatilità delle possibilità offerte. Quello che conta in DOTA 2 è l’esperienza del giocatore, e non del suo avatar. Ogni partita segna un punto di partenza per il guerriero che avete deciso di portare sul campo. La crescita di statistiche e abilità si ripete quindi a ogni match dal gradino più basso e sarà sempre il primo step verso la vittoria.

L’errore di un solo giocatore può determinare spesso e volentieri la sconfitta dell’intera squadra

Scegliere l’eroe di turno in DOTA 2 rappresenta già di per sé la prima difficoltà posta al giocatore. E fidatevi che si tratta solo dell’inizio…
Ci si troverà davanti a una rosa di personaggi con attitudini, attributi e abilità molto diversi tra loro, e i cui punti di forza e le cui debolezze non sono mai facilmente interpretabili senza conoscere il gioco. Il fatto che il tutorial iniziale sia tutt’altro che veloce e povero di nozioni, ma nasconda la maggior parte delle regole e possibilità concesse la dice già ben lunga sui lunghi tempi d’apprendimento di tutti gli elementi in campo.
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La conoscenza delle abilità base (in genere quattro) che avrete a disposizione infatti è solo la punta dell’iceberg. A seconda della natura del vostro guerriero, dovrete gestirne l’equipaggiamento in maniera logica, ricorrendo a una lunga serie di indumenti e accessori reperibili in battaglia o acquistabili nei negozi. Sarà opportuno, inoltre, creare una serie di oggetti da posizionare e utilizzare sia nelle fasi preparatorie dello scontro che in mezzo alla mischia. Nella personalizzazione del proprio setting conta anche la creazione manuale di oggetti dagli effetti unici. Particolari strumenti, infatti, permettono di trovare sempre la giusta scappatoia o controffensiva nel duello con il team nemico che, dal canto suo, vanterà naturalmente della stessa libertà d’azione.

L’errore di un solo giocatore può determinare spesso e volentieri la sconfitta dell’intera squadra e non c’è posto per i principianti che si vedranno schiacciati virtualmente da una community sempre più aggressiva e navigata.

Ecco quindi che in DOTA 2 si nasconde un gioiello di multiplayer in cui ogni partita è fresca e diversa, che propone, nell’incontro dei due schieramenti in gioco, un’esperienza assolutamente imprevedibile.
Ogni abilità magica, fisica o passiva può combinarsi con quella di alleati o nemici scatenando effetti inediti e inaspettati, regalando al giocatore uno spettacolo entusiasmante. Affrontare la minaccia nemica (anche in veste di soldati e torri gestite dalla IA del gioco), spalleggiare degnamente i propri compagni, prepararsi tatticamente e gestire le azioni necessarie a una crescita del proprio arsenale sono compiti che richiedono molta abilità manuale e un’imprescindibile velocità di reazione. L’errore di un solo giocatore può determinare spesso e volentieri la sconfitta dell’intera squadra e non c’è posto per i principianti che si vedranno schiacciati virtualmente (e anche verbalmente, purtroppo) da una community sempre più aggressiva e navigata.
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Valve questo lo sa bene, perciò ha inserito alcune missioni da dover obbligatoriamente portare a termine contro la CPU, prima di potersi buttare negli spietati match contro altri utenti. Ma l’espediente non basta, e dovrete per forza subire ore e ore di umilianti sconfitte prima di cominciare a capire bene come muovervi. Il gioco, in ogni caso, ve lo assicuriamo, vale la candela: superato questo scoglio, troverete un titolo soddisfacente e ben bilanciato, nonché un sistema di gioco che premia la conoscenza delle regole e stupisce l’utente con mille stimolanti variabili che renderanno ogni partita appassionante, vincendo il demone della ripetitività e di conseguenza conquistandosi la promozione a pieni voti da parte degli amanti dei DOTA-like più esigenti.

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