The Last of Us, la serie tv diventa realtà: ecco l’uomo infettato dal fungo indiano | Primo caso in tutto il mondo

Un uomo indiano è stato infettato dal Chondrostereum Purpureum, un fungo che non aveva mai infettato un essere umano prima d’ora.

Il fungo responsabile del “mal del piombo” nelle piante – detta anche “malattia delle foglie d’argento” – per la prima volta attecchisce anche su un organismo umano. Siamo finiti dentro The Last of Us? Sembra che un evento del genere sia più unico che raro. Già, perché i funghi specializzati nel colpire gli organismi vegetali generalmente non hanno le condizioni per adattarsi all’organismo di un essere umano, a causa di molteplici fattori quali anche la temperatura corporea.

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Chondrostereum Purpureum: Un uomo indiano è il primo caso di infezione al mondo (dal profilo IG: @allthingsfungi) – videogiochi.com

È quindi senz’altro un salto di specie molto particolare. Al contrario di molti altri funghi, che sono perfettamente in grado di infettarci come candida, mughetto o tigna, il Chondrostereum Purpureum (questo il nome scientifico) non aveva ancora casi documentati di un’infezione in un essere umano. Ma scopriamo nel dettaglio chi è il fortunatissimo esemplare di umano che è stato in grado di cambiare questo trend.

Chi è e come sta l’uomo ad aver contratto l’infezione da Chondrostereum Purpureum?

L’indiano di 61 anni ad aver contratto l’infezione è un micologo, che si era presentato in ospedale lamentando sintomi quali tosse, voce rauca, difficoltà nella deglutizione e stanchezza. Dopo essere stato sottoposto a una TAC che evidenziò un ascesso paratracheale, vennero fatti dei test che evidenziarono non la presenza di batteri, ma di strutture filamentose chiamate ife fungine. Solo attraverso il successivo sequenziamento del DNA si è scoperto che il responsabile era proprio il Chondrostereum Purpureum.

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Per la prima volta al mondo il Chondrostereum purpureum infetta un essere umano – videogiochi.com

L’esposizione alle spore del fungo probabilmente avvenne durante il lavoro del micologo, che comunque precisò di non ricordarsi di essere stato a contatto con il fungo in questione. Fortunatamente, grazie al drenaggio dell’ascesso e a un trattamento con farmaci antimicotici durato 2 mesi, il paziente è guarito riuscendo completamente a debellare l’infezione, ed essa non si è ripresentata nei due anni successivi alla guarigione.

Rischiamo quindi una pandemia come quella presente nel videogioco – e ora serie tv – The Last of Us? Secondo gli esperti, non sembrerebbe. A dispetto di alcuni funghi resistenti ai farmaci, i rischi di una pandemia fungina sono ancora estremamente bassi. Per ora, quindi, possiamo tirare un sospiro di sollievo: un mondo come quello rappresentato in The Last of Us è ancora molto lontano.

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