Molestie sessuali in Activision Blizzard, dipendenti a letto: FOTO da brividi

Nel vaso di Pandora che sembra apertosi con la citazione in giudizio da parte dello stato della California contro Activision Blizzard per molestie sessuali e discriminazione, c’è adesso anche spazio per un bel giro di gogna mediatica e risposte mosce.

Acivision Blizzard CEO Bobby Kotick

I colleghi di Kotaku sono riusciti a trovare sull’account Facebook di Alex Afrasiabi, uno dei developer storici di World of Warcraft nonché presente con nome e cognome nelle carte presentate in tribunale, alcune foto che ritraggono diversi membri di Blizzard in quella che, anche nelle carte processuali, viene identificata come la “Suite Crosby”.

Le foto sono chiaramente sparite a tempo di record dal social ma qualcuno, nello specifico Greg Street che lavora dentro Riot ora, ha deciso di mettere mano a Twitter e cercare di dare una spiegazione. Quello che è uscito fuori, però, è stata una reazione un po’ scomposta da parte di tutti i fan del lavoro di Street che all’epoca delle foto, parliamo del 2013, lavorava dentro Blizzard.

Activision Blizzard e la stanza del terrore con Bill Cosby – FOTO

Quello che è successo è che sul profilo Facebook di Afrasiabi, è riemersa una foto, in realtà sono due, con il team ritratto nella suite dall’infamante dedica. Il gruppo posa sul letto per un selfie alticcio con un ritratto di Bill Cosby, comprato a quanto pare in un mercatino delle pulci, perché un tappeto ricordava uno dei famosi maglioni indossati dall’attore afroamericano noto ormai più per le molestie perpetrate ai danni di diverse donne che per gli show televisivi.

Ma se non fosse bastata la foto in una camera d’albergo ribattezzata con questo nome infame, ad aggiungere benzina sul fuoco ci ha pensato anche lo screenshot di una chat in cui proprio Afrasiabi e altri, tra questi Dave Kosaki, parlavano in modo altamente irrispettoso di “hot chixx”, pollastrelle da portare in stanza.

E arriviamo adesso al messaggio che Greg Street ha voluto affidare a Twitter e che ha scatenato un’altra shitstorm. Nel messaggio, indirizzato inzialmente ai membri interni di Riot Games, si legge quella che ormai sembra una formula di rito di condanna per questi comportamenti. E ci mancherebbe altro. Poi però Street sottolinea come “chiunque sia stato al BlizzCon sa che si beve, ma vi posso dire in tutta onestà che non ho mai visto o sperimentato nessuno di quei comportamenti di molestia descritti nelle denunce, e se fosse successo, assolutamente mi sarei fatto avanti“.

Nello stesso messaggio, Street dichiara anche che nel 2013 non sapevano quello che sarebbe poi venuto fuori riguardo Bill Cosby. Fondamentalmente, il motivo per cui Street ha deciso di scrivere a Riot e poi di pubblicare il messaggio su Twitter è, e lo dice bene nelle ultime righe, fare appello in un certo senso a tutti perchè ricordino la persona che conoscono, una persona quindi che non farebbe mai cose del genere neèlascerebbe che andassero impunite.

L’andazzo, sotto il tweet, è come potete immaginare di reazione abbastanza violenta. il messaggio più ricorrente è quello di far notare a Street che i famosi comportamenti di molestia erano nella chat in cui lui, dobbiamo ammettere praticamente silenzioso, era comunque presente mentre Afrasiabi e Kosak organizzavano la serata. E, ma questo è un pensiero nostro, fatichiamo davvero a immaginare che non ci sia mai stata un’occasione in cui Street non abbia visto con i suoi occhi i comportamenti di molestie che proprio Afrasiabi teneva con le colleghe e le dipendenti e che sono riportati per filo e per segno nelle denunce che fanno parte delle carte processuali.

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Sia come sia, se è vero, come fa notare qualcuno sotto il tweet di Street, che quella chat non è altro che normale dialogo tra maschi resta un dialogo tra maschi che sottintende comportamenti tossici e che sminuiscono le donne. Dentro Activision Blizzard ma, purtroppo, non solo. Per dovere di cronaca, Afrasiabi è stato cacciato da Activision l’estate scorsa e il suo nome sta lentamente sparendo dal sito di WoW.