Amouranth sfida Twitter e la sua censura: cosa voleva pubblicare

Personalità su Twitch e su tutti i social, Amouranth non passa inosservata e la content creator ha appena alzato un polverone riguardo certe pratiche di Twitter che si porrebbero come una censura de facto.

Per un personaggio nato sui social che ha fatto di tutta una serie di contenuti la sua fonte principale di guadagno non ci si stupisce che uno dei problemi che possano nascere riguardi proprio i contenuti che le diverse piattaforme ritengono o meno non destinabili a un tipo di pubblico o a un altro.

Amouranth sfida Twitter e la sua censura: cosa voleva pubblicare
Amouranth sfida Twitter e la sua censura: cosa voleva pubblicare (foto: Twitch)

Il ragionamento è lucido e vale la pena riportarlo, facendo comunque un po’ la tara della fonte che ha tutto l’interesse a che i propri messaggi arrivino al numero più alto possibile di utenti.

Amouranth vs Twitter: censurate da sempre

Quali contenuti sono stati bloccati per far infuriare Amouranth così tanto da scrivere ripetutamente su Twitter? Nessuno. Ma il principio con cui viene gestita la distribuzione dei contenuti è, secondo il suo parere, una forma di censura. E la streamer resa famosa da Twitch tira fuori addirittura Microsoft Explorer. L’oggetto del contendere sono le impostazioni di default che, sui social, riducono la portata di certe tipologie di contenuti attuando, questo il ragionamento, una censura de facto.

Amouranth sfida Twitter e la sua censura: cosa voleva pubblicare
Amouranth sfida Twitter e la sua censura: cosa voleva pubblicare (foto Twitter)

Tante persone, tantissime persone, pigramente lasciano che Twitter (o Facebook o anche lo stesso browser) mantenga alcune impostazioni di default e tra queste impostazioni c’è il blocco di certi contenuti e non è difficile immaginare che questa riduzione della portata dei contenuti abbia un effetto sul suo business. E infatti nel messaggio affidato (ironia della sorte) proprio a Twitter Amouranth scrive “Di nuovo, lo faccio di lavoro. Ho studiato la questione APPROFONDITAMENTE. Ho anche studiato l’impatto delle impostazione/scelte di default.

E’ sempre interessante vedere ciò che molti danno per scontato da un punto di vista diverso ma, e anche Amouranth lo sa bene, alla fine della fiera nè Twitter nè Facebook nè nessuna altra piattaforma è effettivamente democratica nella gestione dei contenuti ed è logico che esistano filtri, anche filtri decisi per gli utenti, per modulare i contenuti. Si tratta di business e di studiare la distribuzione demo-geografica.

Se tutti sapessimo gestire le impostazioni dei social o decidere per un browser piuttosto che per un altro non sarebbero necessarie neanche le delibere dei vari organi che si occupano di far sì che clicchiamo sui banner per accettare o meno i cookie.