Ecco la più grande batteria di accumulo accessibile a tutti: un regalo della Terra

Un sistema definito “a impilamento e disimpilamento” di blocchi a gravità per produrre energia, con il potenziale in aumento quando i blocchi si alzano ed in diminuzione quando si abbassano: il sistema di accumulo di energia sviluppato dalla società svizzera Energy Vault punta sulla sostenibilità con l’obiettivo di accelerare la decarbonizzazione del pianeta. Scopriamo tutti i dettagli.

Swiss Energy Vault Gravity VideoGiochi.com 30 Novembre 2022
Swiss Energy Vault Gravity VideoGiochi.com 30 Novembre 2022

Si tratta di una batteria definita “a gravità”, la quale utilizza una gru composta da più teste che, impilando pesantissimi blocchi di materiale all’interno di una torre, “catturano” ed immagazzinano l’energia potenziale generata nei dislivelli dei blocchi stessi. Questa la soluzione di accumulo e stoccaggio di energia proposta dalla società pubblica, con sede in Svizzera, Energy Vault.

La società, fondata nel 2017 a Lugano, é specializzata nella produzione di sistemi di stoccaggio di energia a lunga durata che sfruttano proprio la gravità e l’energia cinetica di accelerazione dei corpi per generare elettricità senza dipendere dalle fonti fossili, con l’obiettivo di accelerare il processo di decarbonizzazione del nostro pianeta.

Ed il metodo pare dimostrare un’ottima efficacia, con risultati di produzione e di accumulo migliori, in termini di dispendio energetico e di impatto ambientale, rispetto a metodi basati sull’idrica, come le dighe, o sulla termica, come gli scambiatori di calore modulare per gli impianti di tipo termoelettrico.

Gli obiettivi della società Energy Vault ed il metodo dell’impilamento applicato all’acqua

Energy Vault Gravity VideoGiochi.com 30 Novembre 2022
Fonte: energyvault.com – VideoGiochi.com

La società di Lugano ha mostrato i risultati raggiunti dal sistema di impilamento e disimpilamento progetto per la prima volta nel 2020, con un prototipo rivelatosi di successo, ed ora é impegnata a costruire 20 strutture EVRC, acronimo di “Energy Vault Resiliency Centers”, sparsi nel mondo.

In modo simile, anche la londinese Gravitricity applica lo stesso principio ed impila blocchi del peso compreso tra le 500 e le 5.000 tonnellate all’interno di un pozzo minerario, sfruttando anch’essa la gravità e l’energia cinetica di accelerazione per produrre energia potenziale, immagazzinarla ed inserirla in distrubuzione sulla rete.

Altre soluzioni, come ad esempio quelle adottate dalla tedesca New Energy Let’s Go e la statunitense Gravity Power, sostituiscono ai blocchi di materiale solido l’utilizzo dell’acqua, sfruttandone le capacità idrauliche. E questi metodi, che potrebbero essere definiti come inediti, nuovi, sperimentali, dimostrano quanto la ricerca del settore sia attiva per cercare soluzioni alternative al fossile, tali da poter garantire un futuro energetico più bilanciato con l’intero ecosistema. E possibilmente un futuro, ci auguriamo, che sia il più prossimo possibile.

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