WhatsApp e la policy che non piace al Garante della Privacy

Garante della Privacy tedesco ha deciso di muoversi contro le nuove policy sul trattamento dei dati personali che WhatsApp sta per implementare e che gli utenti devono accettare se vogliono continuare ad usare l’app di messaggistica istantanea.

Whatsapp e la policy che non piace al Garante della Privacy tedesco
Whatsapp e la policy che non piace al Garante della Privacy tedesco (foto: pixabay)

Secondo il Garante della Privacy tedesca il cambio nei termini del trattamento dei dati personali che WhatsApp sta per applicare e che permette una raccolta di dati da parte di Facebook ha una procedura che non è troppo chiara.

Facebook, da parte sua ha ribadito che non cambia nulla e che WhatsApp non diventerà un Grande Fratello pronto a raccogliere e reindirizzare tutte le informazioni che gli utenti privati si scambiano in chat. A proposito è anche arrivata una dichiarazione da parte di un rappresentante di Facebook.

Facebook campa di dati personali, è inutile nasconderci dietro un dito: dai film che ci piacciono agli stupidi test della personalità che facciamo per scoprire se siamo una torta al cioccolato o un bignè, tutto è pensato per sapere chi siamo, dove andiamo e perchè per poterci mostrare le pubblicità più pertinenti.

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WhatsApp e l’update della discordia

Whatsapp e la policy che non piace al Garante della Privacy tedesco
Whatsapp e la policy che non piace al Garante della Privacy tedesco (foto: pixabay)

Amburgo non è contenta dei cambiamenti che WhatsApp sta per apportare ai Termini di utilizzo e alla policy sulla privacy degli utenti. L’app di messaggistica istantanea che ha sempre comunicato di voler proteggere in ogni modo i dati degli utenti che la usano ogni giorno, e che ricorda il Garante della Privacy tedesco solo in Germania sono 60 milioni, ora sembra invece piegarsi alle regole del suo papà: Facebook.

Ma da Facebook rassicurano che non cambierà nulla per gli utenti europei e che i dati personali raccolti non saranno diversi da quelli che ora l’app raccoglie. Il Commissario per la protezione dei dati e la libertà di informazione, Johannes Caspar esprime così il pensiero del Garante: “Al momento, c’è motivo di credere che le intenzioni di WhatsApp e Facebook di condividere dati siano da intendersi come messe in atto in modo illegale a causa di un consenso informato e volontario. Per prevenire una condivisione illegale di massa dei dati e per mettere fine alla pressione al consenso illegale esercitata su milioni di utenti, è stata aperta una procedura amministrativa formale per proteggere i soggetti dei dati.”

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Quindi il problema riscontrato dal Garante non è, direttamente, la raccolta dei dati ma il fatto che gli utenti vengono costretti ad accettare e non vengono chiariti nel dettaglio i dati raccolti.

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